Segnali di allarme

Lo avevo notato anche io. Poi ho letto le vostre bacheche e la conferma è stata tanto lampante quanto spietata.

Ho molti amici grillini, persino un cognato grillino e ho pure votato Gravina in ballottaggio proprio per non lasciare la mia città nelle mani della Lega. Devo ammettere che, col senno di poi, capisco chi compra Roccobarocco originale e non Roccotarocco appezzottato per risparmiare 50 cent consumando di più.
Tuttavia non mi pento della scelta fatta: ancora oggi spero che Gravina sia finito sotto l’incantesimo del Movimento per disperazione e non per un credo granitico.

Tornando a noi: quando i guerrieri delle Stelle hanno votato lo schifo dello schifo minacciati da Salvini, subito dopo sono spariti dai social.
Ognuno è tornato a postare tramonti, la bellezza delle zucchine appena raccolte, i forasacchi in agonia, vittime dell’ultimo sfalcio d’erba di un agosto torrido.
E poi arriva la notizia bomba. Il Felpone li molla all’improvviso, dopo averli usati e strizzati fino all’ultima goccia, fino alla sansa di ultimo livello.
È a quel punto che, tutti, con intervallo di 3 minuti in media, iniziano a diffondere il video impavido di un Conte finalmente nelle vesti di Premier e non in quelle di Lele il cane fedele, cui eravamo abituati.

Consideratelo come un esperimento estivo. Fateci caso anche voi.

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La furbizia del Felpone

L’annuncio della fine di una triste storia d’amore arriva dopo aver chiesto alla truppa stellata di votare a favore del decreto disumanità bis, e non prima. Arriva però prima di settembre, in tempo per scaricare il peso del disastro economico made giallo-verde, di cui si parlerà anche nelle riserve indiane, sulle spalle dei grillini.
Un narcisista patologico è meno crudele.

Intanto il felpa tour prosegue senza intoppi, a Termoli giovani leghisti in erba lo accolgono come se dall’auto fosse sceso Bono Vox, supplicando per un selfie e cercando di toccargli anche solo un lembo di pelle.
Tutto questo è sconcertante.

Ai molisani non frega nulla del regionalismo differenziato, bello pronto e infiocchiettato sullo zerbino, e in realtà, se siamo la regione che spende più delle altre per mantenere gli aiutanti degli aiutanti dei consiglieri che aiutano gli aiutanti ad aiutare la squadra di Toma per rimanere immobile e ben inchiodata alle poltrone, tutto questo non dovrebbe neanche stupire.

Invece ci sono io e tanti come me che non si rassegnano davanti alla cecità di questi elettori trasformati in fan, imbambolati e ipnotizzati, privi di qualsiasi forma di autonomia sinaptica.

L’Italia è al collasso ma con i porti chiusi. Che culo per tutti, no?

Sanità, forse i commissari ci ripensano: “potete partorire al San Timoteo, basta che dopo pulite e mettete tutto a posto”.

Tra qualche anno ognuno di noi ricorderà quando, una volta, si nasceva a Termoli.

Proprio come, oggi, ricordiamo teneramente il telefono della SIP con disco combinatore, il mangianastri, il Si della Piaggio, la bambola che sbrodolava e le spalline alte di spugna .
Nascere a Termoli, ormai, sarà solo una malinconica, dolce, reminiscenza.
Ma come è potuta accadere una cosa tanto grave, così, all’improvviso?
Cosa stavamo facendo, noi molisani, mentre nell’aria si diffondeva con prepotenza l’odore acre di diritti calpestati, violati o negati da politici completamente assenti? Siamo stati volutamente ingannati, distratti dal pericolo numero uno, quello più temuto, quello che, dove passa, distrugge la sanità, toglie il lavoro e rende infelici? Siamo stati totalmente distratti da lei, dalla “Sea Watch”?
Perché dal 30 giugno 2019, il Punto Nascite del San Timoteo di Termoli ha sospeso ogni tipo di ricovero per donne in procinto di partorire. Al di sotto di 500 parti annui, qualche genio dei diritti umani ha permesso che le cose andassero proprio così. Quindi, per mettere alla luce uno dei rarissimi “pargoli molisani” (senza lavoro è difficile poter pensare di costruire una famiglia) toccherà dirigersi o a Vasto o a Campobasso. In molti si stanno chiedendo se e quando, al di sotto di un certo numero standard di decessi, ci chiederanno di seppellire i nostri cari nelle fioriere da giardino più vicine. Dubbi legittimi.
Anche le tempistiche, per quel che riguarda la chiusura del Punto Nascite al San Timoteo, sono state decise con precisione chirurgica: luglio. Nel momento in cui si registra il massimo traffico in termini di utenze, quando la gente va in ferie o parte per trascorre il fine settimana al mare e si riversa sulla Bifernina come i salmoni nelle rapide.
Oltretutto proprio lei, la Bifernina, è spesso e volentieri in via di rifacimento perenne. Se avessero aspettato anche la siccità e la morìa delle vacche, unendo con una matita immaginaria tutti i punti astrali favoreli al caos cosmico sarebbe venuto fuori il disegno di due mani che applaudono.
Ricapitolando: ora gli ospedali più vicini dovrebbero essere a Vasto e a Campobasso, e c’è chi, per paura del bollino nero in agosto su strade e autostrade, con molta probabilità sta programmando di mettersi in viaggio all’ottavo mese di gravidanza, a cavallo di un mulo, per far prima.
Senza contare le nascite premature: tra qualche anno alla domanda “dove sei nato?” arriveranno risposte come:
1)sotto la diga del Liscione
2)all’oasi Lipu di Casacalenda
3)nella cunetta tra Larino e Montorio nei Frentani.
4)presso U’ Muline, davanti al frigobar.
Intanto al San Timoteo stanno già pensando come riciclare tutte quelle bellissime cullette in plexiglass.
Se non avete nulla da fare, cari molisani, potete scrivere ai nostri politici per aiutarli nella scelta tra:
1)fioriere da giardino (che magari si possono pure riutilizzare per seppellire un parente deceduto fuori numero limite, non si sa mai)
2)bacinelle per i pesci rossi
3)bacinelle per i panni da stendere
4)slittini da neve
5)ferma teli da spiaggia
6)cuccette per cani fino a 3 kg e 500 grammi
7)portadocumenti anallergico
8) vasche per il cocco fresco
In queste ore voci di corridoio riferiscono che, dopo le accorate proteste, i commissari stiano valutando soluzioni alternative: tipo la possibilità di poter partorire al San Timoteo se dopo si rimette tutto a posto, ma ancora non vi è conferma.
Una bellissima idea sarebbe stata quella di difendere, sempre, con le unghie e con i denti, il diritto alla salute e alle cure ma si sa che per quelli con la pancia sempre piena, spesso, “l’essenziale è invisibile agli occhi” (cit)
Cristina Salvatore

(Il mio pezzo per Moliseweb)

Corpus Domini 2019: tra sacro, profano e polemiche

È successo di tutto durante l’edizione 2019 del Corpus Domini, la festa più sentita dalla popolazione campobassana, l’unica in grado di attirare orde di turisti provenienti da ogni parte d’Italia.

Si è passati dalla polemica sulla chiusura della Villa de Capoa durante i tre giorni di euforica invasione, a quella per la visita in città di, non uno, ma ben due Ministri della Repubblica, Luigi Di Maio e Elisabetta Trenta, fino a giungere alla questione del “balcone della discordia”.

Partiamo dall’arrivo del vicepremier, Luigi Di Maio.

Intanto il povero neo sindaco Gravina, quando ha appreso che davvero Di Maio avrebbe mantenuto la promessa di far capolino a Campobasso in occasione della festa più impegnativa (a livello organizzativo) di tutto l’anno, per un attimo deve aver pensato che sarebbe stato meno problematico fronteggiare l’arrivo dell’uragano Katrina e quello delle cavallette dalla Sardegna. Ma quando un vento fortissimo si è abbattuto davvero sul capoluogo di regione obbligando Gravina a chiudere per poche ore l’ingresso nelle zone considerate più a rischio, improvvisamente il sindaco deve aver promesso a qualche Santo che se il tempo si fosse rimesso a posto sarebbe stato ben lieto di ricevere non solo un ministro, bensì due. E così il buon fato gli ha mandato pure Elisabetta Trenta.

Ma torniamo a Di Maio.

Appena giunto a Campobasso viene accolto dal capogruppo del Movimento, Andrea Greco, dall’onorevole Antonio Federico e dall’assessore Simone Cretella accorsi… indovinate dove? Proprio in Piazza Falcone e Borsellino, a destra della ormai famosa Villa de Capoa momentaneamente chiusa per questioni di sicurezza, igiene e praticità, e a sinistra dell’ ex Hotel Roxy, da anni chiuso per dare sicurezza a ratti, serpi, vampiri, Voldemort, epatite A, B e C e pure a qualche rara forma di muffa nociva, mortale se si fissano le chiazze verdi per più di due secondi.

Come distrarre lo sguardo del vicepremier dalle due storiche attrazioni della città senza destare sospetti e imbarazzi? Ecco qui l’idea geniale. I tre esponenti politici molisani si presentano al cospetto del vicepremier, incravattato, lucido e pettinato, vestiti da: turista giapponese appena arrivato a Campobasso dopo un viaggio di piacere in Scozia; d’Artagnan appena rientrato al castello dopo una missione a cavallo; Capo Scout delle Giovani Marmotte.
Gli uomini del Movimento mascherati da cittadini quasi normali. E a quel punto il Ministro era bello che frastornato.

Secondo problema: bisognava condurlo più in fretta possibile a Palazzo San Giorgio, soprattutto perché i Misteri avrebbero terminato a breve il loro abituale percorso. E cosa accade invece? Che Di Maio si intrattiene a fare due chiacchiere pure con i secchi verdi a forma di pochette. Quando è riuscito ad arrivare in Comune, una nonna in giro per il mondo aveva già slanato, snodato fatto arieggiare e rimesso a posto un paio di materassi matrimoniali e quattro cuscini dell’800.
Greco invece si sforzava di sorridere ogni volta che sentiva il richiamo della folla “Ministro, una foto per favore!”, perché in realtà avrebbe voluto afferrare la testa di Luigi, infilargli i paraocchi di Varenne e trascinarlo per le orecchie a destinazione.

Comunque, alla fine i nostri eroi riescono a raggiungere il Palazzo di Città e insieme al Sindaco, al Presidente dell’Associazione Misteri e Tradizioni, al Vescovo, al Ministro Trenta e al Presidente della Regione – visibilmente stupito di trovare Gravina sul balcone e non la D’Alessandro – salutano la piazza festante e i Misteri.

Tutti felici tranne alcuni consiglieri che, appena giunti sul primo gradino della scalinata di Palazzo, si son trovati davanti una schiera di uomini armati di magliette con su scritto “Staff” (forma abbreviata di Sta’ ffermo), che molto probabilmente provavano con coraggio a far rispettare le direttive del primo cittadino, decisi perciò a negare a chiunque l’accesso ai piani alti.

E qui è scoppiato il caso:

C’ è chi sostiene (rilasciando dichiarazioni e interviste
ovunque, e inviando missive pure alla gentile attenzione de “La posta di Rita”, la rubrica per cuori infranti curata da Rita dalla Chiesa) che il Movimento abbia compiuto un atto antidemocratico e del tutto irrispettoso e chi, invece, ritiene che Gravina abbia voluto sottolineare quanto consiglieri e assessori siano, in fondo, cittadini come gli altri (anche perché la presenza dei Ministri forse ha contato molto sulle azioni intraprese, chissà… e poi, tutti quanti non ci stavano: solo i consiglieri del Movimento raggiungono un numero superiore a quello che formava il temibile esercito di Gondor).

Ora, chi avrà ragione?

Magari il popolo che ha votato per il cambiamento, e cambiamento è stato.

E cosa accadrà nei prossimi mesi?

Ma, soprattutto, secondo voi, i Misteri hanno avuto più visibilità perché sono arrivati due Ministri da Roma o i due Ministri da Roma hanno avuto più visibilità perché sono arrivati mentre sfilavano i nostri Misteri?

Chi può dirlo.

Cristina Salvatore

Il 9 giugno andrà in onda l’ultimo episodio della trilogia “Guerre Pentastellari” dal titolo “Gravina Vs D’Alessandro, gli ultimi voti”

È stata una battaglia all’ultimo sangue e, alla fine, ne sono rimasti solo due.
Il 9 giugno, la resa dei conti: si sfideranno i partiti che al Governo nazionale, oggi, stanno palesemente insieme ma in Molise si stanno palesemente sui cocchi. Lega Nord e Movimento 5Stelle sono i finalisti dello scontro pentastellare (erano 5 i sindaci in lizza) finale che decreterà il vincitore, regalando così alla città di Campobasso un nuovo primo cittadino dopo cinque anni trascorsi insieme all’amministrazione targata Battista.
Chi sperava in un risultato netto al primo colpo, in modo da non dover riaffrontare il viaggio della speranza sul Frecciolone dal biglietto di lusso, ha avuto brutti episodi di nausea e scialorrea. Gravina o D’Alessandro? Basta che si arrivi in breve tempo ad una conclusione perché quella a cui si è assistito nelle ultime settimane è stata la campagna elettorale più sanguinaria mai registrata dal primo giorno di saldi da Zara a oggi.
E se nell’America di Mezzo le guerre tra i Cartelli messicani hanno inciso sul numero inquietante di omicidi, nella Terra di Mezzo quelle dei cartelloni campobassani non sono state meno impattanti.
Uno stacca-attacca che ha fatto impressione pure al curriculum di Giovanni Mucciaccia. Un lavoro di sovrapposizione perpetua, un collage e decoupage di volti dalla cui unione su più livelli alla fine è uscita fuori la faccia stravolta di Gaetano il Rospo in 3D.
Per non parlare degli assalti diurni, serali e notturni sulle bacheche dei rivali in corsa per le cariche! Imboscate con l’unica missione di ferire l’avversario a colpi di screenshot raffiguranti mucchi di forasacchi nelle cunette e mattonelle divelte.
Il più bersagliato è stato, ovviamente, il sindaco uscente, a cui è stata attribuita anche la resposabilità delle ciliegie a dieci euro al chilo. Eppure, se non fosse stato per una larga fetta della sua ex squadra (passata – o ripassata -oggi a destra), la D’Alessandro avrebbe fatto prima a puntare tutto sul sacro cuore di Maria. È il caso di dirlo: Battista, in un modo o nell’altro, ha vinto lo stesso. Esempio emblematico: con oltre 700 preferenze, in mezzo a ben cinque liste, è lampante quanto riesca a tirare un solo pelo di Colagiovanni!
Ma trattandosi di un maggio del tutto particolare, un po’ fuori dalle righe, una riflessione sulla sconfitta del PD proprio a San Martino in pensilis, roccaforte del suo uomo di punta, neo eletto segretario regionale, Vittorino Facciolla, è doverosa. Tre mesi fa tutto il paese, acari della polvere e particelle di sodio inclusi, erano scesi in campo per sostenere lui e il Partito Democratico. Alle comunali la stessa folla ha premiato, però, Di Matteo nella lista “San Martino Libera”. Un nome, un destino. E come mai? Sulla base dei risultati, sono due le possibili spiegazioni:
A) i cittadini di San Martino volevano aiutare il PD, ma a casa sua.
B) i cittadini di San Martino volevano aiutare il PD a morire donandogli continuità.
E in tutto questo marasma, qual è stato il ruolo dei Forconi?
Ancora non si sa, gli esperti non si pronunciano, dovranno passare almeno 48 ore prima di potersi sbilanciare ma voci di corridoio sostengono di aver ascoltato una telefonata tra il candidato sindaco Iannotti e l’amico Nicola:
-“Mi notano di più se mi candido e sto in disparte o se non mi candido per niente? Mi candido. Mi candido e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate: vieni di là con noi, Orlà, dài, e io “andate, andate, vi raggiungo dopo…”

Cristina Salvatore

Il mio pezzo per Moliseweb

Amici amici… se voto chi mi dici.

Erano amici da trent’anni. Andavano insieme allo stadio, anche se tifavano per squadre diverse. Adoravano la musica Jazz e ogni mercoledì cenavano l’uno a casa dell’altro, o viceversa.
Frequentavano lo stesso corso di “Salsa e Merengue”, trascinati in pista dalle rispettive compagne, entrambe ballerine appassionate. Così si era consolidata la loro amicizia.
Ma tutto ciò che il ballo aveva lentamente unito, il ballottaggio ha velocemente distrutto, diviso, allontanato.

Quante storie, come quella sopra, conoscete? In questo periodo se ne leggono tante, troppe.
Hanno distrutto più legami la D’Alessandro e Gravina da soli che piogge torrenziali e Gange insieme.
Amici che prima si volevano un bene infinito e adesso hanno finito di volersi bene. Hanno smesso di seguirsi su Instagram con un click e hanno iniziato a inseguirsi fin sotto casa con un cric.
Grazie alla ferocia venuta a galla in queste ultime elezioni, in confronto il livello di pericolosità degli Ultrà della Lazio è sceso dal “daspo” a “un po’ birichini se messi nella stessa stanza con quelli della Roma”.

La cosa bella è che il clima da guerriglia armata ha coinvolto pure i noti discepoli di Ghandi, i fan sfegatati della democrazia e dell’articolo 21 in tutte le sue meravigliose sfumature interpretative. Questi misericordiosi sono passati, nel giro di una settimana, da “ok, sentiamo come la pensi, parla!” a “ok, sentiamo come la pensi, pirla!”.

Pure chi ha provato a tacere, a non esporsi per evitare conflitti, discussioni interminabili e sofferenze inutili, si è ritrovato taggato sulle immagini che sponsorizzano le coppette in silicone con il messaggio “è questo il problema più urgente che VOI vorreste risolvere, eh? Rispondi vigliacco!”.
Insomma, nella rissa a catena o entri di tua spontanea volontà o ti ci tirano dentro afferrandoti per il cordino del tampax.

Chi ha provato a mediare, chiedendo, magari, se fosse possibile un governo giallo-verde anche a Campobasso – per non scontentare nessuno – in questo momento è in un luogo segreto con l’ex scorta di Saviano.

Poi ci sono quelli affetti dal disturbo di sdoppiamento della personalità. Li riconosci perché sostengono Gravina o D’Alessandro in base all’aumento o alla diminuzione dell’umidità esterna effettivamente percepita. Saltano da una bacheca all’altra come i gatti sulle mensole.
Sono quelli che al comizio di Salvini in Piazza Pepe hanno commentato il post della D’Alessandro “evento riuscito alla grande! Folla oceanica! Forza Sindaca!” e sul wall di Gravina annunciavano “c’è più gente vicino al pakistano che vende le rose. Vai Robbè!”.

E non è finita qui.

Altra categoria di tutto rispetto è quella degli “arieti”.
Gli arieti sono coloro che danno il via al post nudo e crudo. Quelli che normalmente dimostrano coraggio o totale incoscienza, dipende dai punti di vista. Si chiamano arieti perché sono i primi a sfondare a testate il muro del silenzio, seguiti da un esercito di valorosi (il cui eroismo oscilla dal livello “Pulcino Pio” al livello “Mago Pancione” ) che si accodano con un like, con un commento ambiguo o una emoticon a forma di gattino tira-baci che c’entra con l’argomento come loro c’entrano con il coraggio: un cactus.
Quelli che approfittano dell’impulsività altrui per attaccare trasversalmente chiunque. Tu scrivi lo status “Politici, vogliamo fatti, non parole!” ? E loro commentano con “quelli che fanno solo RUMORE sono i peggiori!”, cogliendo l’occasione al balzo per lanciare la frecciatina pure alla condomina del terzo piano che alle undici di sera corre per casa con gli zoccoletti olandesi.

Poi c’è il despota, di solito è un lui, che al posto degli status scrive ultimatum: “se andate a votare, deficienti, e non vi astenete, deficienti, vi attendono numerosi anni di merda, idioti! Dovete astenervi!”. E allora il pensiero va al figliolo piccino, quello vestito da soldato Ryan in braccio al despota nella foto profilo…
e non riesci a non pensare ai numerosi anni di merda che attendono ‘sta creatura allo scoccare dell’adolescenza.

E, infine, impossibile non menzionare quelli che decidono di esternare con coraggio le proprie preferenze: li riconosci perché in un minuto hanno più commenti di un post qualsiasi di Mentana e dopo qualche secondo Facebook ti avvisa che si sono appena iscritti al gruppo aperto “Come riconoscere ed evitare il Narcisista Perverso Manipolatore”.

In tutto questo marasma, una sola cosa appare fin troppo evidente: qualsiasi decisione tu prenda, chiunque tu scelga, ovunque tu vada, vale il detto “amici, amici… se voto chi mi dici!”

Occorrerà un anno di tempo e poi i ricordi sbiadiranno, i contorni saranno sempre meno nitidi e tutti insieme, uniti e compatti come prima, torneranno a criticare l’operato di chiunque, ovunque e sempre. Proprio come se fosse antani.

Cristina Salvatore

Il mio pezzo per Moliseweb

Sposta la fioriera per cercare le chiavi di casa cadute dietro il vaso ma i 5 Stelle la rimettono sempre a posto: anziano costretto a dormire su una panchina per giorni.

È fatta: da poco più di una settimana i Cinque Stelle sono al governo della città di Campobasso eppure il giovane Roberto Gravina, sindaco 2019/2024, nelle innumerevoli foto che ormai lo ritraggono ovunque, appare già smagrito, emaciato e smunto.

All’aumentare del peso delle responsabilità è corrisposto un proporzionale calo dell’indice di massa corporea, d’altra parte, organizzare e riavviare la macchina amministrativa sotto il caldo africano di un giugno decisamente anomalo, prima del Corpus Domini (seppur con cartellone già “cucinato” dalla vecchia Giunta), avrebbe sfiancato anche un Di Battista qualunque.
E così, mentre tutta la città si prepara per le ferie tanto agognate, il sindaco Gravina è invece costretto a partecipare pure alla prima uscita della panzella di Toma fuori dalla cintura e all’inaugurazione dell’Uno Nero che arriva in orario.
Che la sua vita non sarebbe stata più quella tranquilla di un tempo lo si capiva già dai cospicui commenti apparsi in pochi giorni sulla pagina istituzionale del neo primo cittadino di Campobasso, costellata, tra un augurio sentito e l’altro, di continue segnalazioni, richieste d’intervento e speranze di vero cambiamento.
Su Gravina e i suoi uomini, tutta la cittadinanza – e non solo gli elettori pentastellati – hanno riposto una fiducia carica di aspettative. Un’ansia così può averla provata solo Frodo Baggins quando gli hanno affidato la custodia dell’anello forgiato da Sauron.

D’altra parte, a quella che è stata per anni un’opposizione sempre vigile e rigorosa (a tratti tignosa); sempre attenta e pronta alla verifica, agli esposti, alle denunce o alle segnalazioni, è difficile che non venga in futuro fatto pelo, contropelo e di nuovo il pelo.

Ecco pronta la lista generica di ciò che, almeno fino ad ora, è stato richiesto con entusiasmo dal popolo alla nuova Giunta guidata da “Robbè!”:

1) Sfalcio dell’erba con immediata e diretta rimozione dei forasacchi, anche di quelli già entrati nelle calzette di cotone della gente.

2) Buche da riempire prima di subito con materiale altamente resistente realizzato con le prime gocce estratte a freddo dall’orgoglio indistruttibile di Toma per la vittoria del centro-destra.

3) Bonifica delle zone paludose e sterminio di zanzare, zecche e pulci con prodotti atossici, che facciano bene alla salute dei bambini e in grado di richiudere nel giro di una settimana il buco nell’ozono, regalando il sorriso a Greta.

4) Riposizionamento delle fioriere a forma di supporto triangolare per palle da biliardo. Abbellimento delle stesse attraverso la piantumazione (per accontentare tutti i mancati giardinieri del web) di:
-orchidee di montagna;
– gigli di mare;
– margherite di pianura;
– papaveri di campagna;
– soffioni di collina.

5) Più parcheggi per tutti ma anche più parchi. A questo punto andrebbero bene pure parcheggi a forma di parchi o parchi a forma di parcheggi.

6) Giochi nuovi in villa per bambini da:
– 0 a 6 anni
– 6 a 8 anni
– 8 a 12 anni
– dopo i 12, solo giochi educativi perciò il gioco sarà raccogliere la sporcizia da terra e centrare il secchio.

7) Piste ciclabili come se piovesse a Campobasso e come se Campobasso non fosse una città incastonata tra una salita 80% pendenza e l’altra.

8) Una bellissima area per cani, come se Campobasso fosse un capoluogo di regione.

In merito al punto 8, l’area per i 4 zampe, c’è anche chi ha suggerito l’obbligo dei pannolini per cani dimenticando quanto ai 5 Stelle stiano sui cocchi tutti i pannolini del mondo, soprattutto quelli del mondo femminile e soprattutto se muniti di ali.
Al massimo potrebbe andare bene una coppetta in silicone naturale (con busta di lana di Alpaca applicata all’estremità) da infilare – prima della passeggiata quotidiana – nel buchino intimo e personale di quelli che subito dopo diventeranno i nostri EX migliori amici a 4 zampe.
E poiché il neo assessore all’ambiente, alla municipale e al decoro cittadino in generale, è il precisissimo e temuto Simone Cretella, esperto nel piantare alberi anche dove gli alberi in natura non crescerebbero, non potrà non trovarsi in accordo e perfetta sintonia con i sempre più esperti e numerosi piantatori naturali di grane.

E ora, buon lavoro a tutti. Che il governo abbia inizio.

Cristina Salvatore

Il mio pezzo per Moliseweb