I ricercatori confermano: il Regionalismo differenziato ha unito i partiti in Molise. Ora verrà sperimentato anche durante le terapie di coppia.

Sono trascorsi appena pochi giorni dal televoto degli iscritti del MoVimento 5 Stelle in riferimento all’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini per il caso della nave Diciotti, e le polemiche non accennano a placarsi. Critiche inclementi sono state rivolte agli esponenti pentastellati anche da parte del loro stesso elettorato. Il quesito, così come formulato fin dalla sua prima stesura, era sembrato il frutto maturato dal ragionamento di una donna con il ciclo : sì per dire forse, forse per dire no, no per dire sì, non lo so per dire “a casa facciamo i conti”. Il Premier aveva pure suggerito di chiudere la questione con una partita a briscola, tra loro, senza mettere in mezzo la povera gente già assorbita dalle difficoltà quotidiane, ma Di Maio, per una questione di trasparenza, ha optato per chiedere direttamente al ministro Salvini quale metodo preferisse per uscire indenne dal pasticcio in cui aveva risucchiato tutti. Le prime crepe, diventate poi evidenti spaccature, erano dunque ben visibili proprio dall’interno della coalizione, partendo degli stessi esponenti del Movimento, divisi tra la voglia di rispettare i punti cardine del programma elettorale o/e il desiderio di continuare a governare. Insomma, è stata una settimana densa e impegnativa per tutti, ma alla fine Salvini può dirsi fuori pericolo. D’ora in avanti le navi cariche di immigrati non arriveranno mai più, per i richiedenti asilo già presenti sul suolo italiano sarà l’inizio della fine e la Lega finalmente potrà tornare a schifare con calma noi terroni. Iniziando piano, piano, dal Regionalismo differenziato. Ma cosa è? Di cosa si tratta? Detto in parole povere, le regioni del sud, in particolare quelle piccole e disastrate come il Molise, finiranno per essere delle lande desolate in cui dagli ospedali ci chiameranno a casa per sapere se possiamo portare forbici e filo di cotone per suturare la ferita del nonno appena operato al cuore e da scuola per chiedere ai nostri ragazzi – a meno che non abbiano la pazienza di trascorrere cinque ore in piedi – di portare dietro la sedia del nonno, che tanto, il nonno, difficilmente farà ritorno. Più o meno questo è il riassunto esaustivo di ciò che attende noi terroni molisani. Perché Salvini non ha mai abbandonato le antiche idee bossiane, le ha solo conservate sottovuoto, in attesa del momento giusto per banchettare. Ha lavorato lentamente e bene il ministro leghista, riuscendo a disegnare con precisione chirurgica i confini della nuova Padania. La Padania che prende corpo, che risorge dalle ceneri della Lega quando era Nord per portare a compimento la quadratura del cerchio. Di questo si è discusso in Consiglio regionale poche lune fa. I rappresentati della Terra di Mezzo, guidati dal Governatore Toma, uniti come non mai per la prima volta, hanno detto “No al Regionalismo”, chiedendo che si valutino minuziosamente le istanze. Contrari anche i pentastellati, ignari di essere al Governo nazionale proprio con le felpe verdi, titubanti fino all’ultimo, oscillando tra quel “ma no, suvvia, non ci possono fare davvero del male” e quel “però, nel dubbio… ci uniamo al No”. D’altra parte se avessero avuto posizioni decise e stabili si sarebbero chiamati Stabilimento 5 Stelle. Calenda e Mazzuto hanno stupito tutti appoggiando da subito Fanelli e Facciolla, vecchie guardie del PD fratturiano e renziano, (infatti nella notte tra martedì e mercoledì scorso è apparsa in cielo una luna straordinariamente piena e brillante); Iorio, ad di là di un discorso su quanto contino le dimensioni (per lui tanto per Toma poco), si è trovato per la prima volta in sintonia con il Presidente; Greco ha abbracciato Toma, Cotugno ha sorriso a Scarabeo (la notizia è che Cotugno ha sorriso), e tutti felici e soddisfatti, Movimento incluso, hanno detto “No”. Tutti tranne “lei”. Lei chi? E qui dovrebbe partire la musica di Shining, nella scena del bimbo sul triciclo, in sottofondo: lei, la Romagnuolo. L’unica leghista molisana che ha scelto di entrare nella Lega perché ha compreso davvero il pensiero salviniano su immigrati e terroni d’Italia. Quella che, in una sorta di esilarante biografia rintracciabile sul web, viene definita “l’atomica”, “la regina di cuori,”, il “generatore di corrente”, e ancora, “la pacifista, movimentista, animalista e a volte anche casinista”. Quella che “legge solo la Fallaci e predilige il nome Oriana” (ma se la chiami Aida si gira lo stesso). Quella che “in gioventù ha bloccato una superstrada, ha interrotto al teatro Savoia di Campobasso un Convegno mondiale sul turismo”, colei che “conosce politici potentissimi ed artisti famosi (ha una invidiabile collezione di foto)”; “l’ Erinne” del Molise, la “Pasionaria che si è candidata per ben due volte come Sindaca del suo paese ma non è stata eletta solo per l’invidia delle zitelle”. Insomma quella a cui vorrebbero assegnare la scorta per evitare che agli altri succeda qualcosa, e non viceversa. Ebbene la Romagnuolo ha ribadito che “questo Regionalismo s’ha da fare”, che il Molise è bello ma Salvini ha fascino. Che i molisani vengono prima ma Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna aspettavano da più tempo. Evidentemente la consigliera ha ben in mente soluzioni in grado di tutelare la ventesima regione da ogni forma di ingiustizia e sopruso. Per esempio le amicizie con artisti famosi saranno il jolly da sfoderare quando proveranno a depotenziare le nostre scuole e i nostri ospedali: cantanti e attori giocheranno la partita del cuore devolvendo al Molise l’intero ricavo. Oppure, semplicemente ha scoperto un vaccino contro le zitelle. Al momento, comunque, la decisione è presa. Per sapere come andrà a finire bisognerà attendere il responso dell’oracolo ma solo il pensiero che per la prima volta in Regione si è arrivati ad un accordo tra i vari partiti, fa ben sperare: i miracoli, ogni tanto, accadono.

(Il mio pezzo per http://www.moliseweb.it )

Annunci

Il cuore ha le sue ragioni che la Regione non conosce (B. Pasqual’)

di Cristina Salvatore

“Se non ricordi che amore t’abbia mai fatto commettere la più piccola follia, allora non hai amato.”(William Shakespeare).

Se dovessimo contare il numero di follie giornalmente messe in atto nei palazzi del potere, ecco che verrebbe fuori la fotografia di una Regione i cui protagonisti devono, per logica e sillogismo, amare il Molise smisuratamente. Al momento quello che sappiamo con certezza riguarda l’amore che provano tra loro i responsabili della “cosa pubblica”.

Moliseweb regala ai suoi lettori un po’ di sano e succulento gossip.

Oggi si festeggia San Valentino, il ‘patrono’ di tutti gli innamorati, il santo protettore di un sentimento che sposta le montagne, o copiosi fondi, all’occorrenza. In questa giornata tutta cuori e tenerezze, l’amore vince e tira giù antiche maschere scoprendo insospettabili (o sospettabilissimi) altarini: celati dietro musi lunghi ed espressioni contratte, i politici della Terra di Mezzo hanno sempre voluto far credere al popolo di starsi, a tratti, proprio lì: sulle balle. Ma era solo un modo goffo adottato per occultare sentimenti nobili e puri. In Regione si amano tutti e anche tantissimo. In giro dicono che si amino così tanto da accogliere con riguardo parenti e nipoti del prossimo loro come fossero parenti e nipoti loro. Se magari risultasse anche vero, sarebbe esempio, questo, di calore e accudimento viscerale, ingredienti alla base di una qualsiasi piramide democratica solida, costruita su valore e merito.

In questa ricorrenza dalle sfumature rosso passione, è perciò doveroso rievocare l’amore antico di Romeo e Giulietta, di Fonzo e Delicata ma anche quello più travagliato e recente di Romagnuolo e Calenda, il cui balcone in via IV Novembre è oggi meta di pellegrinaggio da parte del Corpo dei Vigili del Fuoco di tutto il mondo, nel ricordo di chi avrebbe voluto spingere di sotto l’adorato compagno . Rammentate le loro piccole scaramucce? Quei dolci sussurri portatori di calamità naturali? Finzione. I loro litigi erano dettati solo dal forte amore che da sempre le Lega. Si amano così tanto che si son persino scambiate i rispettivi pensierini durante l’ultimo consiglio, sotto gli occhi attoniti di giornalisti e colleghi: la prima ha scartato una confezione di Fialette Keramine H Anticaduta per capelli (perché quelle anticaduta per le scale sono ancora in fase di sperimentazione) e la seconda si è ritrovata con La Pasta del Capitano Spray Alito Fresco, in bella mostra sul banco. Ahh, quando si dice l’amore!

Ma non è finita qui: persino il patinatissimo Greco sembrerebbe nascondere molto bene i passionali impulsi atavici che nutre verso Toma. I bene informati affermano che le sue continue richieste di attenzione sfocerebbero periodicamente in sibilline interrogazioni notturne che avrebbero il fine di convincere il governatore a lasciare il Molise per scappare insieme sull’Atollo di Ari, alle Maldive, vivendo di pesca a strascico e interessantissime rotture di cocchi. Considerando il “sex a pelo” che Greco trasuda da ogni singolo poro, non è da escludere una eventuale caduta di Re Toma tra le braccia possenti del più aitante di Palazzo D’Aimmo, non appena il Donato politico terminerà la lunghissima relazione con la sua immagine riflessa allo specchio, ovviamente! Comunque lo scambio di doni e proposte ammiccanti ha riguardato tutti i componenti tra Giunta e Consiglio. Qualcuno ha trovato davanti alla porta del proprio ufficio, sullo zerbino, corpi di animali morti bene, ossia di vecchiaia per cause naturali, omaggio che solitamente si offre come auspicio di lunga vita a Palazzo (vale a dire fino al ritiro dalle scene per schioppo, ndr. ), qualcun altro si è dovuto accontentare dei classici cioccolatini di circostanza.

Infatti il Presidente della Regione ha scelto di regalare a tutti i suoi collaboratori – in virtù della fedeltà dimostrata sotto minaccia di ritiro deleghe – una scatoletta di Baci Perugina, simbolo per eccellenza di ogni San Valentino che si rispetti. Non aveva calcolato però che la nuova campagna di comunicazione de La Perugina si è recentemente avvalsa della collaborazione della produttrice discografica Mara Maionchi e del cantautore livornese Enrico Nigiotti per l’elaborazione di inediti cartigli, motivo per cui il messaggio più carino che gli assessori si son trovati tra le mani è stato quel delicatissimo “Uè, testina! Non ti chiama non perché non ha tempo ma perché non gliene frega una ceppa, pirla! (M. Maionchi)”. Ai più fortunati, invece, è capitata una delle rare perle del Nigiotti, adattabile ad ogni contesto: “E anche quando sarà chiaro che non ho fatto niente, tu credimi, credimi, credimi, credimi, credimi sempre”. Considerato che i toscani smaremmano con scioltezza, poteva andare decisamente peggio.

E ai molisani cosa resta passato San Valentino? Resta l’amore per una terra sofferente, una terra che più di qualcuno ha pensato di lasciare, in cerca di fortuna altrove. Ma poi è rimasto, perché si sa: “il cuore ha le sue ragioni che la Regione non conosce”.

Il mio pezzo per Moliseweb

Turismo e spopolamento, è allarme in Molise: senza i profili falsi gli abitanti scenderanno a diecimila

Mala tempora currunt. I molisani si sa, sono persone di buon cuore, grande tempra, immensa generosità e infinita pazienza. Fino a quando non la perdono. Il limite è vicino, per molti è stato addirittura sorpassato, il resto non lo sa perché vive all’estero. Basta farsi un giro nei 136 comuni della Terra di Mezzo, chiedendo alla gente normale quali siano i problemi più urgenti da risolvere in una scala di valori da uno al frecciolone, che le risposte, come per magia, confluiscono nella stessa direzione: la classe politica tutta.

Ma iniziamo per gradi:

Una delle priorità del governo targato Toma si è rivelata essere l’attenzione per il turismo e per le tradizioni, e fin qui tutto bene. Il Molise è terra ricca, piena di siti archeologici e colma di acqua, l’oro blu. E’ effettivamente un peccato lasciare che siano solo i piccioni a godere dei monumenti storici e dell’infinita schiera di pale eoliche che ornano le colline di Molisewood. L’idea è quella di riservare a privati possessori di partita IVA – grazie ad un bando sulla micro ricettività – un bottino da 16milioni di euro. Dove è il trucco? I detrattori hanno subito pensato che l’inganno si celasse nella consegna del danaro con monetine da cinque centesimi, e invece pare che i soldi ci siano, siano di un verde brillante e profumino di Zecca dello Stato. C’è un però. Non di poco conto. Il Molise si sta spopolando. I giovani vanno via e le strutture ricettive registrano il pienone solo quando (per una qualche coincidenza astrale ancora tutta da studiare), Cruciani si lava i capelli: due volte l’anno. Il Molise sarà pure bello ma i collegamenti, i trasporti e le infrastrutture in generale spaventano, demotivano e rischiano di fermare i turisti a metà del binario 20 Bis, quando sono ancora in tempo per virare su Ladispoli. E virano su Ladispoli. E la sanità? Altro tasto dolente, dolentissimo. Vi siete mai chiesti cosa potrebbe accadere se qualche visitatore, nel b&b vista lago, sul cucuzzolo di una montagna del Matese, avesse bisogno di una visita urgente in ospedale? Niente paura, la risposta è delle più incoraggianti: Cotugno ha fatto sapere che con una buona parte dei soldi si provvederà a piazzare dei cartelli lungo il perimetro molisano in cui a caratteri cubitali lampeggerà l’insegna “venite già operati!”.

Quando, poi, si pensa che qualcosa si stia muovendo, che qualcuno abbia finalmente deciso di mettere fine allo strazio del popolo della Terra di Mezzo, compaiono articoli di giornale che raccontano l’impegno del Governatore nostrano a Bruxelles. “Ora parlerà di noi – sperava la gente – dirà che servono soldi per gli ospedali pubblici, che non si possono aspettare mesi per una Tac, che i ponti crollano, che le strade sono ridotte male, che non abbiamo lavoro, che i ragazzi vanno via sul frecciolone… e lo farà sapere a tutta l’Europa!”. Ma il numero uno della Regione, alla guida della sua costosa Ferrari, sale invece sui marciapiedi e stende pure la più fragile delle speranze. Riassunto: sopporta meglio le interrogazioni dei 5Stelle che un Ciccio Pasticcio su Facebook. Fa sapere che molti profili fake parlano male di lui, che rovinano l’immagine del Palazzo di Via Genova e che costituiscono una grave minaccia anche per la Cina, la Russia e Trump. Vanno fermati. Sotto, un estratto del discorso. Del Governatore del Molise. A Bruxelles, Belgio.

Nelle scorse settimane – le parole del Presidente Toma – , io stesso sono stato oggetto di insulti, intimidazioni e quant’altro, attraverso blog e profili falsi. Non sono solo i criminali a costituire una minaccia, ma anche taluni individui, mentalmente instabili, che vanno assolutamente fermati, perché attivano una spirale infinita e pericolosa. Soggetti che io definisco “leoni da tastiera” (in realtà il termine è stato coniato dalla giornalista S.Lucarelli anni fa, ndr) i quali, facendosi scudo dell’anonimato, riescono a ingiuriare chi fa il proprio lavoro. E sebbene non vi sia nulla da temere dalle ingiurie, queste situazioni creano comunque ansia e tensione, soprattutto in chi ti sta vicino, familiari in primis. […]Ritengo sia quanto mai opportuno, domani nella seduta plenaria del Comitato delle Regioni, fare una seria riflessione sugli emendamenti al parere sui social e sulla diffusione delle opinioni attraverso i social. Dobbiamo combattere assolutamente l’anonimato. Fermo restando la libertà di opinione e di critica, occorre far sì che ognuno abbia la facoltà di parlare, intervenire, scrivere, ma nella massima trasparenza e non sotto falso nome”.

Ora, ammesso che, in effetti, il proliferare dei profili falsi sia un fenomeno decisamente fastidioso, spesso irritante ma antico come il cucco, esiste da sempre la Polizia Postale oppure, per chi non ha voglia di alzarsi dal divano, un pulsante accanto all’immagine social di Tizio e Caio permette la segnalazione e la verifica dell’account con i tempi dilatati e comodi di Zuckerberg, ovvio. Sappiate quindi che qualcosa si smuoverà ma tocca munirsi di grande pazienza perché si impiega molto meno a debellare la tigna con una pomata a base di rugiada. Comunque, per accelerare le pratiche, basta pigiare il tasto “segnala” più volte, e via, si attiva il controllo dell’account. D’altra parte i molisani insegnano la pazienza: aspettano un lavoro da anni. Alla luce di questo, immaginate lì, in quel di Bruxelles, quanto deve essere stato sconvolgente per i presenti realizzare di aver fatto un viaggio fino in Belgio per apprendere che Ciccio Pasticcio e Ciccio Formaggio importunano Donato Toma e la sua Giunta. Non c’avranno dormito la notte. E qui bisogna assolutamente giungere ad una conclusione perché il popolo merita rispetto: se il detto “chi sbaglia paga e i cocci sono i suoi” è di una verità incontrovertibile, ne esiste uno che conserva sempre una rara saggezza universale: “male non fare, paura non avere”, tanto, il tempo, è galantuomo.

(Il mio pezzo per http://www.moliseweb.it )

Quote rosa e solidarietà tra donne:  affidato a Romagnuolo e Calenda l’assessorato alle Pari Opportunità di Ignorarsi

I numeri delle donne in politica purtroppo raccontano, ancora oggi, una realtà che di rosa possiede appena qualche sfumatura. Ruoli di prestigio che, troppo spesso, quasi sempre, non contemplano figure femminili al comando e in Molise la presenza delle donne nei palazzi del potere è pari alla quantità di tartufo sulla pizza al tartufo: insufficiente per fare la differenza. E mentre si cerca di spingere la popolazione femminile a fare quel passo coraggioso in più per riuscire ad occupare poltrone abitualmente incollate a sederi maschili, mentre si prova a spingere perché dalle sfumature possa venire fuori un rosa vivido e brillante, arrivano loro: Romagnuolo e Calenda. Pare che l’ultima volta che si siano incrociate, sia venuto giù il tetto di un Capannone a Campobasso, immaginate cosa possa accadere quando le due siedono nella stessa stanza.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’elezione della Calenda a nuova presidentessa della IV Commissione regionale al posto di Pallante, che aveva intanto acquisito nuove competenze. Dopo aver ringraziato tutti i presenti, saltando la Romagnuolo come se fosse l’ologramma di una parete, viene fuori che tra i voti favorevoli mancava proprio quello della Romagnuolo. Astenutasi. I colleghi più assennati, senza dare troppo nell’occhio, a quel punto hanno coperto gli spigoli dei banchi facendo finta di appoggiarci il palmo delle mani stanche, mentre tutti i giornalisti si premuravano di nascondere microfoni e qualsiasi altro oggetto a forma di bastone in grado di provocare lesioni se lanciato con violenza. Ma la Calenda non ha ceduto alle provocazioni rispondendo con grandissima maturità e molta eleganza al sabotaggio della collega leghista: “levati gli occhiali, ci vediamo fuori”.

Il comportamento della Romagnuolo, secondo le parole della neo eletta in IV Commissione, pare inspiegabile, “non in linea con la compattezza e la coerenza richiesta da Salvini e da… Mazzuto”. A quel punto Mazzuto, appena sentito pronunciare il suo nome, immediatamente ha simulato la sistemazione dell’astuccio in cartella prolungando poi la posizione di sicurezza – chino con la testa sotto il banco – facendo finta di allacciarsi i mocassini. Tirarsi fuori da una discussione in cui le parti in causa hanno tacchi, borsette pesanti e un cervello che ragiona anche sotto anestesia, rientra nelle prime tre regole del manuale “sopravvivi! Almeno quando la cazzata non l’hai fatta tu!”.

Insomma, la povera Calenda proprio non si aspettava l’ astensione da parte della collega e ha cercato in tutti i modi di chiarire con lei la questione ricevendo in cambio il conosciutissimo e temibile ‘trattamento del silenzio’, quello che tutte le donne sanno usare con grandissima maestria quando vogliono assicurarsi che la tua giornata prosegua non male, ma sopra la soglia del dolore umanamente accettabile. A dare la risposta tanto attesa, c’hanno pensato i profili social-media-manager della Romagnuolo, ancor prima che giungesse il comunicato stampa rilasciato dalla stessa e diramato nelle ultime ore. Infatti la consigliera è scortata perennemente dalle sue cinque o sei guardie del corpo/profilo Facebook, pronte a rispondere, a commentare, a spiegare e a parlare al suo posto in ogni circostanza social. Perché quando lo fa lei, accade che quel suo “non ho niente” alla domanda “Aida cosa hai?” , si trasformi in un discorso in cui il complimento più carino è “sei di Isernia”.

Lotterò con tutte le mie forze per difendere la Lega da chi nel Molise ha deciso di distruggerla. Se la Calenda chiede spiegazioni, come ha fatto, gli rispondo immediatamente e pacatamente com’è mia consuetudine senza mai usare l’arma della minaccia, cosa che lei abitualmente usa fare anche in seno alle riunioni di maggioranza. […] Sono stata una delle prime ad entrare nella Lega, ho lavorato per la Lega, mi sono adoperata per la Lega, ho fatto crescere la Lega. Salvini resta il mio riferimento politico e certamente non sarà la Calenda a darmi lezioni di appartenenza alla Lega, considerato che fino a qualche mese fa lei militava in Forza Italia al Comune di Isernia dove tutt’ora è all’opposizione di una giunta di centrodestra. Preciso solo che, come presidente della IV Commissione, la Calenda non è stata eletta dalla maggioranza di centrodestra come vuole far credere, ma solo da tre componenti su cinque, che è tutt’altra cosa. Nel gioco della spartizione, il posto è andato a lei per ovvi motivi, perché sbraita e, perché è di Isernia, una provincia che su quattro presidenti di Commissioni permanenti ne ha presi tre a discapito di quella di Campobasso che ne conta solo uno con D’Egidio. La mia risposta alla Calenda è serena, rispetto a chi è invece va a caccia esclusivamente di poltrone […].

E alla luce di tutto questo, una riflessione è d’obbligo. Care donne, le quote rosa ci aspettano e ci spettano, cerchiamo di fare gruppo e di provare a collaborare per il bene del popolo. Non ci manca nulla per poter governare bene e, spesso, anche molto meglio dei signori uomini. In fondo, abbiamo una dote che gioca assolutamente dalla nostra parte: la capacità di parlare per due ore di fila di cose sensate senza permettere interruzioni di qualsiasi natura.

(Il mio pezzo per http://www.moliseweb.it )

È nato il Reddito di Cittadinanza: è lungo 24 pagine e pesa 780 euro a single. Mamma Luigi e papà Matteo stanno bene e condividono la gioia in rete

di Cristina Salvatore
Con immensa gioia e commozione, mamma Luigi e papà Matteo danno il benvenuto al loro neonato Reddito di Cittadinanza, atterrato su questo mondo appena una settimana fa. Un parto velocissimo, neanche troppo doloroso (grazie a un po’ di lassativo nel radicchio) e via, il piccolo di 780 euro a single è finalmente in mezzo a noi. Tanti italiani hanno aspettato con ansia l’arrivo di questa creatura, il cavallo di battaglia del MoVimento (che ricorda vagamente il REI approvato lo scorso anno con Gentiloni), altri invece hanno seguito il travaglio accompagnati dalla solita schizzinosa diffidenza, per restare poi tutti di stucco quando Luigi ha alzato il bimbo in aria per mostrarlo alla folla curiosa… e ci siamo trovati davanti ad un fagottino venuto al mondo con la bocca di Salvini, la fronte di Di Maio, l’espressione di Toninelli quando gli hanno detto che la Sierra Leone è uno Stato e non una barca, il carisma dirompente di Conte e il fascino di Bonafede vestito da poliziotto. Un disastro spaziale. Pare che quello stesso pomeriggio il Ministro degli Interni fosse molto agitato, camminava avanti e indietro temendo complicazioni in vista delle europee e, facendo capolino in sala d’attesa, dichiarava ai giornalisti che l’espulsione del Reddito (sì, a lui piace sempre usare quella parola) sarebbe durata poco meno di mezz’ora. Per varare un decreto così articolato e pieno zeppo di postille, 24 pagine di una delicatezza rara e fragile, c’hanno messo il tempo che si impiega per una depilazione ascellare. È durata invece quasi il doppio la conferenza stampa a seguire, perché non è facile spiegare a parole quello che sui fogli, tra note e note delle note, sembra la formula matematica che stabilisce l’equivalenza e il fattore di conversione tra l’energia e la massa di un sistema fisico in favore dell’abolizione della povertà.
Ma andiamo avanti perché una volta messo al mondo, questo Reddito dovrà iniziare il suo cammino in mezzo ai più bisognosi. Intanto, è bene dirlo, che per aver diritto a quel budget, non devi essere un povero semplice ma uno schifosamente povero che non può avere intestato neanche il rosario della prima comunione. Motivo per cui, se lavorando in nero negli anni sei riuscito a metterti da parte qualche soldo per comprare la moto che hai sempre sognato, resterai un poverello con una moto che hai sempre sognato. La regola è chiara: non devi avere nulla, devi firmare una serie di patti con direttive ferree e dopo accurati controlli puoi ottenere la tessera con cui ti dicono loro cosa comprare e cosa no, accettando lavori che scelgono gli addetti (ex poveri) per te. Il primo impiego offerto è quello più vicino a casa (nel raggio di 100 km), motivo per cui, almeno se risiedi in Molise, è sempre buona la prima senza farsi tentare da proposte successive, pure se la prima è fare attraversare i rospi sulla Bifernina per salvare l’ecosistema. Se per arrotondare – così, giusto per poter comprare un computer nel 2019 e seguire qualche corso online come fanno i meno poveri – vieni pagato in nero, attenzione perché Di Maio ha chiesto espressamente a tutti i tuoi vicini di casa di accendere dei fari su di te. Di spiarti dietro le tende quando esci in orari strani e immortalarti mentre ritiri un pacco di Zalando. E poiché il problema è abbastanza serio, saranno assunti per il tempo di un biennio tali “Navigator” che, prima che scada anche il loro di contratto e tornino tra coloro che cercano collocamento, indosseranno su richiesta di Salvini la divisa rossa dei bagnini di Baywatch, e ti correranno incontro o per metterti in salvo o per spingerti la testa in giù fino a quando non si vedranno più salire le bolle d’aria e ci sarà un concorrente povero in meno.
In Molise i Centri per l’impiego dovrebbero assumere a breve 28 nuovi dipendenti (4000 sul territorio nazionale) per poter numericamente sostenere la mole di lavoro in previsione delle copiose richieste per ottenere il sussidio di cittadinanza. Il problema è l’assenza di spazi idonei per collocare fisicamente i membri dei Cpi, la banale mancanza di scrivanie e computer e, non ultimo, il dramma della non comunicazione tra banche dati all’interno dei Cpi stessi. I tempi sono dunque destinati a dilatarsi e la macchina amministrativa impiegherà ancora molto prima di ingranare. E mentre la Finlandia accantona tutto dopo un anno di sperimentazione, al momento l’unico consiglio utile per gli italiani è quello di continuare con il buon vecchio metodo dell’invio compulsivo di curriculum e la partecipazione a concorsi e bandi, in attesa che a qualcuno venga la geniale idea di creare posti di lavoro anche liberando le imprese dalle gabbie della burocrazia e della pressione fiscale, per esempio.( il mio pezzo per http://www.moliseweb.it )

Feltri shock: “Non è vero che odio i terroni. Quando tornerò in Molise ne prenderò due di taglia media e pelo raso”

Considerando le difficoltà in cui versa da settimane, mesi o forse anni, l’amministrazione regionale della piccola Terra di Mezzo, questa volta Moliseweb ha deciso di non girare il coltello nella piaga e parlare d’altro, qualcosa di più leggero. Ad esempio della prima pagina di Libero – il quotidiano di Vittorio Feltri e Pietro Senaldi – che qualche giorno fa (venerdì 11 gennaio) titolava “Comandano i terroni”, riferendosi alle principali cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, della Camera e Premier) di origine terronica.

“Ai meridionali 3 cariche istituzionali su 4. Ecco perché Salvini ha tutti contro”.

Bisogna ammettere che rientra nel modus operandi di questa testata costruire titoloni ad effetto per il solo gusto di provocare i lettori o, più banalmente, per farsi leggere. Quindi nulla di eclatante. Da sempre l’articolo più delicato di Libero ha scatenato appena una ventina di petizioni su change.org e qualche minaccia di morte ai redattori. Nulla di che.

E allora qualcuno ha deciso di fare le pulci a Feltri. Di scavare nel suo passato per riesumare dichiarazioni che già allora avevano il sapore di un’ infanzia evidentemente vissuta sotto la costante nordica minaccia di non dover aprire il frigo prima dell’ora di cena in una terra, il Molise, che per legge vieta solo di non fare la scarpetta.

Da Libero quotidiano, 10 luglio 2017. Il ricordo di Vittorio Feltri: “Così d’estate diventavo un terrone. Il ricordo delle mie vacanze in Molise”

Feltri, all’epoca più simpaticamente “Vittorino”, rammenta il viaggio sul treno a vapore, linea Milano- Lecce, che lo condusse in Molise alla tenera età di 4 anni, quando aveva appena imparato le parolacce di base e aveva avuto modo di metterle in pratica snocciolandole dopo le prime dodici ore di ritardo. Nel corso della narrazione, Feltri rievoca il disgusto assaporato nell’osservare la gente russare con la bocca aperta, immagine, tratta dal suo racconto, che cozzava profondamente con la bellezza del paesaggio scrutato fuori dai finestrini. La destinazione non era però Termoli, ma Guardialfiera, paese afflitto dalla piaga della Statale 647. Incubo che deve aver segnato nel profondo la psiche del giovane Feltri tanto da fargli venire più di un dubbio sulla scelta del termine “Terronia” per alcuni pezzi recenti: forse ci stava meglio “culandia”.

Descrive, poi, lo stabile e il quartiere in cui alloggiava durante le vacanze molisane, confermando di essere arrivato in un luogo in cui ancora era ben visibile il passaggio dei Pelicosauri e meno quello dell’Anas.

“L’ edificio in questione – racconta – era dotato addirittura di un cesso, una rarità nel Mezzogiorno campagnolo degli anni ’50. Gli abitanti di Guardialfiera la facevano dove capitava, preferibilmente nei dintorni del Monte Calvario, o in un dirupo detto Fischia Mammuccia”. Qui Feltri ci insegna quel lento ma inarrestabile passaggio tipico dell’evoluzione dei tempi: mentre al sud la popò quando scappava si faceva nei campi e ci si puliva con fogli di giornale, al Nord oggi la popò sono proprio alcuni fogli di giornale. E comunque in Padania il consumo giornaliero di polenta una volta aveva la funzione di indurre stitichezza e impedire improvvisi rilasci in fabbrica.

“La mattina si partiva alla cinque – prosegue – e si tornava a mezzogiorno, sfiniti dal caldo e con una fame da lupi. La coppia di trottatori schiumava sotto i finimenti e ciò mi rattristava e mi induceva, raggiunta la stalla, a rinfrescarla con una spugna inzuppata in un secchio d’acqua. Nacque in questo modo la mia passione per gli equini”. Questo è un passo cruciale perché appare evidente quanto le esperienze del passato abbiano inciso su gusti e passioni di Feltri. Come dimostra il pezzo sotto:

“I bimbi di due o tre anni esibivano disinvoltamente il pene, che fuorusciva da un foro creato a bella posta nei pantaloncini, allo scopo che spandessero la pipì dappertutto tranne che nelle braghette. Trovata geniale ma inelegante”.

E qui il registro raggiunge l’apice della solennità. Si chiarisce del tutto dove abbia preso ispirazione Feltri per i titoli “Patata bollente”, con la foto della Raggi sotto, o “Più patate, meno mimose”, “Il Pd vieta la patata” etc. Dopo un’ infanzia trascorsa in mezzo a pistolini all’aria, dove è possibile ci si pianta una patata. I traumi di gioventù li portiamo addosso tutti, Vittorino incluso.

Popolo molisano, al di là dell’ironia, Feltri è uno di quei personaggi austeri che dimostrano la gioia rimanendo immobili come i cerbiatti nel bosco. Uno di quelli che cercano di farti capire che gli piaci levandoti lo sgabello da sotto le pacche mentre stai per sederti. Uno che, in fondo, ha lasciato il cuore in queste lande. Deve solo tornare a riprenderlo.

( il mio pezzo per http://www.moliseweb.it )

Dal Book Blog “Letto da Noi”

https://www.lettodanoi.it/pet/le-orme-sono-semore-sei-cristina-salvatore/

LE ORME SONO SEMPRE SEI – CRISTINA SALVATORE

Autore: Cristina Salvatore 
Casa editrice: Morlacchi Editore 
Data di Pubblicazione:2018 
Pagine: 180 

Sinossi

Silvia è una giovane donna che ha bisogno di riprendere in mano la sua vita. La riscoperta di se stessa inizia con l’arrivo della piccola Sole che, dal primo istante, le riesce a trasmettere un’energia tutta nuova. Complici nei piccoli eventi quotidiani, le due diventano inseparabili, trovando, in una Roma frenetica, contemporanea e ricca d’umanità, i loro spazi e le loro gioie. Nel frattempo Silvia instaura nuove amicizie e consolida quelle di sempre, attraversando così i suoi sentimenti ed esplorando quelli degli altri, pronta con maturità, intelligenza e tanta autoironia ad affrontare le numerose esperienze, gioiose e tristi, presenti e passate, che le si presenteranno, sempre a fianco della sua più fidata e pelosa “compagna di viaggio”.

LE ORME SONO SEMPRE SEI: CRISTINA SALVATORE CI REGALA L’INTENSA STORIA DI UN’AMICIZIA NON COMUNE, QUEL FILO SOTTILE MA INFRANGIBILE CHE LEGA UN UMANO AL SUO MIGLIORE AMICO.

Le orme sono sempre sei è un libro che adoreranno tutti gli amanti dei cani e non solo. Cristina Salvatore ci parla della vita, anzi delle vite di tutti noi. Le nostre paure, i nostri rancori, le difficoltà a cui la quotidianità ci sottopone. Come affrontare tutto questo? Beh facendoci coraggio ovviamente. Ma se accanto a noi ci fosse qualcuno capace di darci forza e farci sentire meno soli sarebbe tutto più facile. Qualcuno che rimanga al nostro fianco durante il tortuoso cammino della vita, qualcuno che lasci le sue impronte accanto alle nostre…

«Lo porto via con me!», urlai con tutta la voce che mi era rimasta. E mentre dichiaravo apertamente di essermi presa una cotta più forte di quella tra panna e fragole e tra cioccolato e nocciole, mi accorsi che qualcuno si stava asciugando le lacrime con la manica della giacca e qualcun altro, invece, se la rideva di gusto. Non mi ero resa conto di avere tre strisce di grasso spesse come un vocabolario di latino che partivano dalla fronte fino a toccare, in diagonale, il lobo dell’orecchio sinistro, segni indelebili di una giornata da tatuare sulla pelle. Da panda a tigre in meno di un minuto. Record.

E così, con il mio piccolo fagottino dorato, sudicio e impaurito, mi diressi verso casa, consapevole che quella strada, percorsa milioni di volte in tutta la mia vita, non sarebbe più stata uguale a ieri. Mai più.