Piero Angela rivela: la vita del camaleonte politico dura pochi anni. Poi la gente si sveglia

(Foto: animalpedia)

La Politica, nell’unica accezione possibile, è “arte nobile e complessa”, una cosa seria insomma.

E poi c’è quella made in Molise: ciò che sta accadendo in queste ultime settimane nella Terra di Mezzo ha infatti dell’incredibile. Intanto è necessario seguire con precisione e attenzione ogni secondo di questa tornata elettorale perché basta uscire a stendere i panni per perdere il filo di tutta la trama. Basta distrarsi un attimo e come in Beautiful, ti trovi Brooke che si è lasciata con Ridge, che si è poi unita al figlio del fratello di Ridge mentre la zia è morta perché correva con le forbici in mano e il nipote è scappato in Polinesia con la zia che tutti credevano morta: e tu eri rimasto alla puntata precedente quando l’intera famiglia sedeva felice in riunione per programmare una nuova sfilata.

Ecco, in Molise stanno accadendo cose più fantasiose: sembra una soap opera scritta con la collaborazione di Piero Angela. In seguito si capirà perché tirare in ballo proprio Piero Angela.

Intanto, doveroso dirlo, mentre Pilone e il PD a Campomarino morivano, nasceva una nuova stella nel firmamento della politica nostrana: tale Maria Domenica D’Alessandro. Di lei si sa solo che è un avvocato, leghista, in possesso di “zero tolleranza verso le droghe” – come se gli altri candidati in corsa avessero invece scommesso la casa sul favoloso punto due “più droga per tutti” o come se le Forze dell’Ordine, prima della sua intuizione, avessero passato il tempo a sculacciare i pony– col sogno di una Campobasso “europea”, in chiaro stile Lega Salvini. Scesa in campo grazie alla sinergia dei cervelli politici più brillanti di tutte le passate edizioni, come quelli di Mazzuto e Toma, sulla D’Alessandro ci si aspetta il vero miracolo: riuscire a trasformare quel “Noi prima degli altri” in integrazione in Europa. Comunque avere un sindaco leghista a Campobasso sarebbe davvero una grandissima novità. Riflettendoci bene, anche l’invasione delle cavallette e la morte dei primogeniti maschi fu una novità.

E ora passiamo alla parte della soap in cui si nota bene la mano di Piero Angela. Parliamo infatti del camaleonte e della sua partecipazione alla cosa pubblica molisana.

“Il camaleonte è un rettile squamato che fa parte del sottordine dei sauri, lo stesso a cui appartiene anche certa classe politica. All’aspetto sembra un lucertolone con la cresta, una sorta di draghetto curioso e assai eccentrico. Il suo incedere ‘ondulatorio’, l’espressione enigmatica, la coda prensile, la lingua lunghissima e infallibile nella presa, e sopratutto la sua straordinaria capacità di mimetizzarsi, fanno di questo animale una meraviglia assoluta della natura amministrativa. Possono arrivare a pesare più di 90 kg, dipende da quanto riescono a mangiare con lo stipendio.

A prescindere dal formato, tutti i camaleonti hanno una testa piccola, piena di protuberanze, piccole corna ed escrescenze.

Come si muove il camaleonte:

Le dita delle zampe sono provviste di due artigli speculari a forma di pinza che consentono all’animale una presa salda e sicura sugli alberi della cuccagna.

Anche la coda è prensile e può essere considerata a pieno titolo la sua quinta zampa che gli permette di non cadere quasi mai con le pacche in terra.

Ma ciò che lo caratterizza maggiormente è il suo incedere ondulatorio e l’espressione impassibile.

Come caccia il camaleonte:

L’animale può rimanere immobile in Giunta per anni, in attesa della mensilità, e sfoderare all’improvviso la sua micidiale lingua per catturare al volo un’occasione. Il merito è della muscolatura sui glutei molto sviluppata e di un muco viscoso che ricopre la superficie della lingua. Basti pensare che è 400 volte più appiccicosa della lingua delle persone comuni.

La sua particolare tecnica di caccia si basa su alcuni passaggi ben precisi, affinati nel tempo, per cui è molto raro che il camaleonte perda il suo bersaglio.

Ma il pezzo forte resta quello di cambiare colore appena sfiora il simbolo di un partito che potrebbe tornargli utile. Il Molise da sempre è pieno di camaleonti, alcuni più affamati di altri ma tutti abilmente capaci di fingersi politici con ideali precisi e saldi.

Ultimo dettaglio: quanto vive il camaleonte.

Il ciclo vitale di questi rettili è simile a quello di alcuni insetti ed è il più corto di tutti i vertebrati terrestri finora conosciuti. Vivono in media da 2 a 8 anni. Una longevità di oltre 10 anni è stata segnalata solo per i camaleonti di Montecitorio.” (Fonte: Tuttogreen, con approfondimenti della redattrice)

In conclusione: la vita politica di questi maestri del trasformismo è assai breve, questo perché sono i veri ideali gli unici a non morire mai. Il resto, purtroppo per loro, dura quanto un matrimonio in quel di “Beautiful”, che poi la gente si annoia e cambia canale.

(Il mio pezzo per Moliseweb )

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“Gas tossici e combustione”: quella volta in cui ad un congresso sull’inquinamento Toma spiegò il titolo incendiando una scorreggia.

Questa non è una storia di fantasia né un racconto tratto dal romanzo storico più venduto al mondo “ Dennis la minaccia”. No, questi sono fatti realmente accaduti il cui protagonista, tanto per cambiare argomento, è il Governatore del Molise, Donato Toma.

I Fatti:

Riuniti nella sala della ex Gil, quella solitamente adibita agli incontri con la stampa, Donato Toma, Vincenzo Cotugno, Valentino Campo (direttore artistico) e Antonella Presutti (presidente della Fondazione Molise Cultura) erano pronti a presentare la quinta edizione della rassegna artistica “Poietika” il cui tema seguirà il filo “luminoso” de “La parola che arde”.

Ora, che poteva accadere durante la presentazione di un evento culturale di tale caratura e raffinato stile? Cose del tutto normali per la più alta carica regionale: il Presidente tira fuori un accendino dalla tasca e dà fuoco ai fogli su cui aveva appuntato l’intervento, poi – come si apprende da un articolo del quotidiano locale IsNews dal titolo emblematico “Toma come Nerone…” – ripone i fogli ancora ardenti nel secchio delle cartacce e come per magia si sprigiona del fumo in sala, quasi ci si trovasse davanti ad un banalissimo principio d’incendio. Per rendere più sobria la presentazione ci mancava che uscissero a sorpresa dall’armadietto “La compagnia del cigno” con Riccardo Cocciante al pianoforte.

Ma come mai questa voglia di discrezione improvvisa? Pare che Toma volesse attirare l’attenzione rendendo tangibile la metafora collegata al titolo di questa quinta rassegna di Poietika, e in effetti in mezzo alla scrivania è apparsa pure la sacra effige di Moira Orfei che lacrimava sangue.

Comunque il Presidente non è nuovo a questo tipo di show: una volta partecipò ad un congresso sull’inquinamento nelle città. L’evento si intitolava “Gas tossici e combustione” e con la solita nonchalance Toma sfilò dal taschino un accendino e cominciò a dare forma alla metafora incendiando una sua scorreggia. Alla luce di questo, che numero tirerà fuori dal cilindro alla prima de “Il segno e il colore” ? Tingerà la ricrescita a Mazzuto o tatuerà una frangetta sui capelli in pelle di Cotugno?

Tornando alla Gil, immediatamente dopo la fine dello spettacolo pirotecnico, ospiti e organizzatori, in evidente difficoltà, hanno dato inizio al gioco “come ti smorzo la tensione per camuffare l’imbarazzo”. Qualche addetto stampa ha provato a intercettare il bottone rosso dietro la schiena di Toma così da disinnescarlo mentre la Presutti con l’indice teso verso l’angolo della porta esclamava “Uh, guardate là! Un rarissimo ragno della Patagonia!”. Valentino Campo, per continuare il lavoro di depistaggio iniziato dalla Presutti, è intervenuto con un interessantissimo “lo sapete che ai barboncini il pelo cresce continuamente?”. Se fosse stato presente McCurry avrebbe scattato una delle sue foto più belle: “Astuzia a palate, Molise, aprile 2019”.

A quel punto i giornalisti in sala si son chiesti se non fosse stato meglio aspettare la morte cucendo centrini all’uncinetto.

Conclusioni:

Questo modo così goliardico e confidenziale di affrontare la Cosa Pubblica avrà aiutato Donato Toma a scalare le vette della classifica “il politico che rivoterei” ?

Pare che, purtroppo, le cose non siano così: il Sole24Ore nella sua annuale graduatoria in merito al gradimento dei governatori italiani, riporta un risultato negativo per Toma che perde in un solo anno ben 6,2 punti percentuali. Dodicesimo su sedici. Molti suoi sostenitori sono quindi passati da “speriamo che con lui il ricordo di Frattura vada via” a “speriamo che vada via”. A questo punto è importante una riflessione: la politica è una cosa seria. Se chi governa la Terra di Mezzo si sente vicino al Sud ma molto più vicino a “Made in Sud”, forse una domanda dovremmo porcela tutti.

(Il mio pezzo per http://www.moliseweb.it )

Verona scende in campo in difesa della famiglia naturale. Gandolfini: “al corteo non c’entravamo tutti, per i figli dei preti organizziamo un’altra volta”.

Verona, fine Marzo 2019. Duemiladiciannove d.C.

Chi ha vissuto appieno gli anni ’70, gli anni delle aspre battaglie sociali, della rivoluzione culturale e sessuale, della lotta per i diritti civili che portò prima all’introduzione del divorzio nell’ordinamento giuridico italiano e poi alla legalizzazione dell’ aborto, credeva sinceramente che da quel momento in poi l’evoluzione culturale non avrebbe mai più potuto subire battute d’arresto… fino a quando un giorno di questi arrivarono: i Terrapiattisti, i No-Vax, Gandolfini, Salvini, Meloni, Fontana e Pillon. Assente la Strega dell’Ovest per problemi personali, impegnata a spegnere un rogo.

I Fatti:

Un bel giorno una bella fetta di questa gente illuminata, ricca e potente, decide che il popolo italiano ha bisogno di essere protetto. Che la famiglia naturale ha bisogno di essere tutelata e protetta. La verità è che in un primo momento tutti avevano pensato che lorsingori stessero programmando un piano imbattibile per incrementare il lavoro, per sistemare le strutture ospedaliere, per alleggerire le infinite tasse e per tutelare le donne vittime di mariti o compagni violenti e possessivi… e invece no. Il piano riguardava l’organizzazione a Verona del Congresso Mondiale delle Famiglie con la missione di “unire e dotare i leader di tutto il mondo di strumenti per promuovere la famiglia naturale, la sola unità stabile e fondamentale della società”. Che a voler approfondire la questione ci si chiede come questa gente abbia così a cuore la famiglia quando da piccoli evidentemente venivano cullati vicino al muro.

Massimo Gandolfini, ad esempio, sa molto bene cosa voglia dire assecondare la natura: si è sposato nel 1977 e non potendo avere figli perché la natura – le cui leggi tanto ama, rispetta e segue – non gliel’ha concesso, ha accettato il destino diventando padre a tutti i costi, adottando così una bambina peruviana, poi altri due bambini brasiliani e quattro italiani. Dal Messaggero si apprende che una delle sue figlie, tale Maria, è addirittura separata, madre di due bimbe e “felice con il nuovo compagno”. Da poco licenziata dall’azienda paterna a causa di “incompatibilità di vedute”, le parole che rilascia a Il Messaggero stridono con l’idea di famiglia che Gandolfini cerca di propinare e imporre al prossimo: “Quando mi sono separata, mio padre mi disse che sarei andata all’inferno. E da quel momento non ha più voluto vedere i miei figli. Anzi mi assicurò che sarei finita tra le fiamme dell’inferno”.

Perché Gandolfini in realtà tiene molto alle famiglie degli altri, è della sua che gli frega poco. Ma se un bambino non può essere cresciuto da due genitori dello stesso sesso per via dell’emulazione sempre dietro l’angolo, come mai Gandolfini non è riuscito ad insegnare alla ormai adulta Maria come fare per restare insieme ad un marito che non si ama più per il bene della prole? Mistero.

Ma andiamo avanti: il corteo sfila per le strade di Verona, la gente inneggia alla famiglia composta da mamma e papà (una signora si lascia scappare persino quel “meglio puttanelle che lesbiche”, tratto dal Vangelo secondo Natura) e rivendica il diritto alla vita, stringendo in pugno un piccolo feto di gomma, gadget distribuito in loco da qualche genio del marketing. Quale sarà la prossima mossa? Brindare con un calice contenente il primo sangue mestruale?

Al termine della manifestazione l’ala delle puerpere, con due pali della luce al posto delle caviglie perché perennemente incinte, con due pargoli attaccati ai seni più un labrador obeso che tirava perché avrebbe voluto giocare al riporto col pupazzetto-feto di gomma, una volta giunte a casa hanno pensato di conservare quei sacri gingilli direttamente in vagina o sotto le chiappe di una gallina, nel rispetto del valore simbolico da essi rappresentato. Perché la più grande paura di questa gente – che poi sono davvero carini quando non sono posseduti – resta quella che qualcuno affitti il loro utero all’improvviso. Che ne so, si esce per la spesa? Cade un pacco di pasta in terra? Ti abbassi e… zac, in pochi istanti t’hanno affittato l’utero. Il pericolo si cela ovunque. La loro famiglia non è al sicuro. Salvini, ad esempio, non si è molto appassionato alla questione in sé, teme solo che i figli avuti da compagne diverse un giorno possano rinfacciargli di aver voltato le spalle a quei bimbi morti in mare e sarebbe un grave pericolo per la credibilità del suo ruolo genitoriale.

E la Meloni cosa dice a riguardo? Lei che sostiene la famiglia tradizionale e naturale? Lo ha spiegato qualche giorno fa in studio dalla Gruber. Alla domanda “vorrei sapere qual è la sua idea di famiglia tradizionale, visto che lei vive more uxorio col suo compagno, ha fatto una figlia e non si è sposata“, la Meloni ha guardato la giornalista come se le avesse detto in tv “vedo che i carboidrati li metti tutti sul culo! Oppure anche a te si ingrandiscono le ossa quando non fai sport?”, e per nulla stizzita le ha risposto: “fatti i fatti tuoi!”.

Sipario.

(Il mio pezzo per moliseweb )

Sul Molise e le consulenze esterne lo psichiatra Crepet chiarisce: necessarie per mantenere un punto di osservazione meno coinvolto nel dramma

“Le Regioni italiane continuano a preferire l’assunzione di consulenti esterni piuttosto che formare a dovere il personale”, questo l’incipit di un articolo apparso su “Il Giornale” pochi giorni fa, articolo che va a ispessire il volume dei faldoni nella lunga inchiesta sulle “spese pazze” delle Regioni portata avanti dalla giornalista Emanuela Fontana. La prima sensazione che si avverte appena giunti alla riga che snocciola i numeri di entrate e uscite nella Terra di Mezzo è quella di turbamento misto a stupore e imbarazzo. Come se, nascosti dentro un armadio semichiuso, vedessimo Babbo Natale che sculaccia le renne con la rosa del Piccolo Principe.

Dall’inchiesta emerge che, osservando i bilanci del 2018, realtivi al 2017, le Regioni investono in formazione mediamente il 15% dell’1% sancito dal contratto. Ed è proprio qui che arriva la notizia shock, quella che scompiglia le priorità nella scala universale di valori costringendo tutti a rivalutare l’atteggiamento di Melania Daniels nel film di Hitchock come eccessivo, che per due uccellucci probabilmente ha montato un casino esagerato.

Se la Campania ha messo a bilancio per la formazione 6 euro e 28 centesimi l’anno a dipendente;

se la Calabria ne ha messi 14,8 euro e la Basilicata 19,6;

se la Toscana ha esagerato con 105 euro, l’Emilia Romagna con 106 e Lazio con 147… quanto ha stanziato il piccolo Molise? Una regione grande quanto un magazzino di Amazon ma con meno forme di vita nei paraggi? La risposta è di quelle che porteranno il lettore ad alzarsi dalla sedia per andare a prendere un pugno di mirtilli rossi che aiutano a prevenire l’ictus. Il Molise spende 1.162 euro l’anno a dipendente. Questo vuol dire solo una cosa: siamo una piccola landa di terra in possesso di personale (per forza) altamente qualificato e ottimamente formato che però, per via della modestia e della totale assenza di alterigia da parte degli amministratori, ricorre ai consulenti esterni. E’ come se un ristorante a Napoli con un Cannavacciuolo dietro ai fornelli pagasse Flora, Fauna e Serenella del Bosco di Sasso Fratino per insegnargli a cucinare il casatiello. A Cannavacciuolo.

La Regione Molise spende sia per la formazione dei consulenti esterni che (abbondantemente) per quella del personale dipendente. E ci troviamo nello stato in cui ci troviamo. E’ evidente che i conti non tornano: o il personale si addormenta a lezione o lancia aeroplanini di carta in giro per l’aula.

Sempre dalle pagine dell’inchiesta della Fontana emerge che ben novantamila euro al giorno “fluiscono mediamente dai fondi regionali ai portafogli dei consulenti, e in questo calcolo non sono compresi gli enti di ricerca. Sono 11mila euro l’ora, considerando giornate lavorative di otto ore. Centonovanta euro al minuto. Se proprio si vuole andare avanti, ogni secondo le Regioni spendono 3 euro in consulenze”. Il tutto è assolutamente legale poiché i consulenti esterni hanno ragione di intervenire in caso di problematiche specifiche “di natura eccezionale e straordinaria, imprevedibile e temporanea” al fine di non aggravare i costi.

Ma se la Toscana, che sborsa ben due milioni e 200mila euro di consulenze (una somma esagerata), ha dalla sua la vastità di un territorio che attira ogni anno milioni di visitatori da tutto il globo e in qualche modo ha un rientro proprio grazie al settore turismo, in Molise la situazione rasenta il grottesco. Le uscite ammontano a 650.375 a cui si vanno ad aggiungere i 1.472.805 per “collaborazioni coordinate a progetto” e non esiste un solo settore che funzioni in maniera efficiente, dalle infrastrutture alla sanità, passando per i Centri per l’Impiego, fino ad arrivare al turismo (qui sono fioccati fior di soldi ma purtroppo mancano gli strumenti basilari per invogliare il visitatore, come i collegamenti e le strade, ad esempio). Il tutto avviene proprio quando il Molise è finalmente riuscito ad ottenere un importantissimo riconoscimento a livello geografico per cui ormai sanno tutti dove (e come) si trova ma proprio per questo viene scansato come un gavettone. Terra ricca dalla nascita, se il Molise fosse un personaggio dei film sarebbe il fanciullo cresciuto in una tenuta del Maryland e allevato da una amorevole e premurosa tata indiana, destinato ad una vita di successi che però si conclude con una morte tragica mentre sfreccia sulla sua Cadillac per fare il cretino al volante. E’ esattamente così: in questi luoghi non manca nulla, è una regione piccola, tempestata di fiumi, boschi, laghi, mare e montagne eppure il turismo non decolla. E se la domanda viene posta a chi ha in mano il potere decisionale, ti guardano con la faccia di Bambi subito dopo che hanno sparato alla madre.

In conclusione, gira e rigira la nostra bella figuraccia nazionale quotidiana non può mai mancare. Quando balzeremo agli onori di cronaca per meriti e lungimiranza, forse dovremo dire grazie alle future generazioni perché la nostra e quella precedente hanno perso ogni tipo di credibilità.

(Il mio pezzo per moliseweb )